CIWF e la prima campagna italiana per l’allevamento rispettoso

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Sonodegno, un appello alla nostra umanità

Compassion in World Farming (CIWF) approda in Italia con l’iniziativa sonodegno.it a favore dell’allevamento rispettoso dei suini. Per questa operazione abbiamo ideato un nome che è insieme logo, campagna, immagine-guida sui canali social e simbolo di una petizione. Il successo è immediato.

La petizione su Change.org

Con il supporto della piattaforma Change.org, l’obiettivo della campagna è raccogliere almeno 20.000 firme per l’applicazione delle direttive UE in materia di allevamento dei suini, spesso ignorate da quegli allevamenti intensivi che violano i diritti più elementari del benessere animale.
In poche ore 13.000 cittadini firmano la petizione, il 4 giugno si arriva a quota 35.000, il 9 luglio si arriva in senato con le 48.000 firme dei cittadini italiani.

Dall’Italia all’Europa

CIWF decide di declinare la campagna anche in Germania e in Francia, poi nel resto dell’Unione europea, con la medesima immagine e il messaggio sonodegno tradotto nelle lingue dei rispettivi paesi. In un mese le firme salgono a 178.000. A marzo 2014 oltre 475.500 cittadini europei dicono “No alla sofferenza di milioni di suini”: è un vero e proprio boom di firme, consegnate a Bruxelles al Presidente del Consiglio dei Ministri dell’Agricoltura UE Athanasios Tsaftaris e al Ministro dell’Agricoltura danese Dan Jørgensen.

Assemblaggio Eurodies: uomo, robot e chitarra andalusa.

Collaborazione uomo macchina, automazione industriale, machine learning… Tra le parole chiave del manufacturing contemporaneo c’è anche “flamenco”. 
Abbiamo colto questa ispirazione perché nel gesto umano, come nella danza del braccio di un robot, potenza e precisione diventano una cosa sola, e danno spettacolo.
Eurodies è fra le realtà più importanti al mondo nella produzione di prototipi e piccole serie per il comparto automotive. Nel video entriamo nel reparto assemblaggio, dove catturiamo momenti di lavorazione fra luci metalliche, sguardi concentrati e scintille di fuoco sprigionate dai punti di saldatura.

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Storytelling 4.0

Se poi vi interessa vedere come funziona un moderno stabilimento industriale 4.0, nella sezione del sito dedicata ai processi vi raccontiamo un ciclo completo di produzione, spiegato con parole semplici e immagini di dettaglio.

Amare il futuro

Il Planetario di Torino compie 10 anni

L’astrofisico è come uno scrittore che continua a rimettere mano alla storia più lunga e affascinante che si possa raccontare: quella dell’Universo.

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(…) Consapevoli di vivere su un punto azzurro nel braccio esterno di una galassia con miliardi di stelle, fra miliardi di galassie, un punto così ricco di vita da commuovere al solo pensiero, sentiamo la necessità di fare il massimo per il futuro delle persone che amiamo, per quello della nostra specie e del nostro pianeta, di cui conosciamo meraviglia e fragilità.

(…) Dal Big Bang al futuro remoto, il Cosmo è oggetto della nostra indagine. Ma è nel futuro prossimo, quello che appartiene ai giovani, la sfida creativa del nostro romanzo quotidiano.

Con queste parole abbiamo salutato i lettori nell’ultimo capitolo del booklet Infinito. Da 10 anni un posto spaziale, pubblicato in occasione del decimo anniversario del Planetario e Museo dello Spazio di Torino, progettato in codesign con Andrea Destefanis.

Dalla collina che sovrasta l’ordinata distesa delle vie del centro, con la Mole che spicca fra i tetti, Infini.to è un punto di riferimento per tutti coloro che amano lo spettacolo del cielo.

Il cielo sopra Torino

Per scuole, famiglie e curiosi di ogni età Infini.to è un posto speciale, insieme museo, planetario digitale e centro didattico. In ogni angolo dell’edificio la conoscenza si trasforma in divertimento. Visite, osservazioni notturne, spettacoli, lezioni, dirette e streaming in compagnia di divulgatori, ricercatori, astrofisici e astronauti: tutti i contenuti proposti da Infini.to sono curati da un team scientifico che aggiorna il racconto dell’Universo e lo mette a disposizione della comunità.

Obiettivo semplicità

Per una coppia creativa di formazione umanistica lavorare a quattro mani con una squadra di astrofisici ha voluto dire mettersi a studiare. La semplicità non è semplice da ottenere e per arrivare a sintesi limpide occorre che la complessità della trama sia ben chiara in ogni passaggio.

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Il design è una forma di seduzione

La sfida del design editoriale si gioca sul terreno dell’attenzione. Alcuni accostamenti di immagini e parole sono colpi di fulmine: se la composizione cattura il lettore, vuol dire che è scattata la scintilla. Ogni spazio di un impaginato, anche il foglio bianco abbinato a una foto al vivo, è frutto di di una profonda valutazione sul rapporto del singolo elemento con quello adiacente, con la sezione di cui fa parte e, in ultimo, con l’intera sequenza del lavoro.

Lungo il percorso capitano ostacoli: manca una bella foto, ci sono troppi elementi rispetto alla foliazione concordata, o testi troppo fitti… Alla soluzione si arriva sempre, impegnandosi nella ricerca di strade alternative. Nel contrappunto tra momenti di creatività e altri di negoziazione ci si allena alla flessibilità, all’ascolto, alla libertà del pensiero. Cose che aiutano a lavorare bene, e a vivere meglio.

Nuove avventure

A qualche anno di distanza dal decennale, si torna a bordo con un’altra collaborazione, lo studio del nuovo sito internet di Infini.to. Anche in questo caso, nel pieno delle attività di divulgazione a distanza, le parole d’ordine sono semplicità, chiarezza nella navigazione, usabilità, per un’esperienza di incontro online amichevole, frizzante e al tempo stesso autorevole sul piano scientifico.

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Storia di un logo

Ceramiche Siciliane Ruggeri: O cori ‘u si cumanna

Disegnare un logo è il primo, più importante passo nella creazione di un’immagine coordinata.

Il logo è il seme, l’inizio, il segno decisivo che rende riconoscibile l’identità dell’impresa e ne traccia un ideale orizzonte narrativo.

Ceramiche Ruggeri

Nel 2019 abbiamo lavorato su una nuova strategia di immagine per Ceramiche Siciliane Ruggeri, partendo proprio dal disegno del logo.

Radicata nella profonda tradizione artigianale siciliana, l’azienda di Patti esplorava l’opportunità di un rilancio sul mercato internazionale. E nel ridefinire posizionamento e strategia commerciale, al nuovo logo spetta il compito di trasmettere un messaggio distintivo: l’unicità di Ruggeri nel panorama della ceramica siciliana, la sua particolare impronta di stile.

L’anima del brand nella decorazione originale
Per la ricerca creativa sul logo abbiamo scelto di attingere al ricco campionario artistico dein ceramisti pattesi. Un di-segno originale creato dalle decoratrici, lavorato con una grafica opportuna, è per noi il miglior messaggero del brand nella sua identità pittorica, vibrante nei simboli della tradizione come nei nuovi, stilizzati motivi ornamentali.
Ciascuna delle proposte svela gli ingredienti della formula Ruggeri: bellezza, nobiltà, manualità, orgoglio, piacere, passione. Il nome dell’azienda visualizzato con effetto “scritto a mano” rafforza la promessa handmade dell’alto artigianato italiano.

Piatto ceramiche Ruggeri
Vaso Ceramiche Ruggeri

Il fattore heritage e le sue parole chiave

Abbiamo identificato in Patti l’elemento differenziante che ha guidato la ricerca creativa. Ben più di un punto su una mappa, la località è un distillato di ciò che i brand del lusso, in tutto il mondo, definiscono heritage: un paesaggio, una storia, una cultura, un saper fare antico e prezioso che abbiamo scandagliato in ogni aspetto. Attraverso una strategia multichannel, tutto questo può trasformarsi in un efficacissimo storytelling del brand. Negli stilemi e cromie della produzione pattese le radici culturali greche e romane incontrano gli influssi bizantini, arabi, normanni, svevi, angioini. Sullo sfondo una natura mozzafiato: il mare che sposa la campagna in una sinfonia di profumi, luci, colori, sapori e gesti che uomini e donne condividono da secoli, con profondo senso di appartenenza alla propria terra e al proprio lavoro.

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Ceramiche Sicliane Ruggeri

I cinque sensi evocati dal prodotto
Ricci e polpi, arance e limoni, canditi e pistacchi, pasta di mandorle, essenza di zagare… C’è un trionfo di sensazioni in ogni pezzo della ceramica Ruggeri. Un piatto di portata riporta in vita il nome e la storia di una principessa, un altro la fragranza di un fiore o di una spezia.

La primavera siciliana, piena di quella luce che vibra sul mare, sugli ulivi e sui fiori d’arancio ispira ogni pennellata delle decoratrici. Tutto è messaggio augurale di vita e prosperità, con l’aggraziata sensualità che caratterizza la produzione del laboratorio pattese.

Chi siamo? La gioia nell’identità

Le ceramiche Ruggeri, tanto nelle tonalità più intense come nei pastelli, comunicano un messaggio di autentico amore: l’amore di chi le realizza ogni giorno con le proprie mani e l’amore di chi le acquista per farne dono, o per allestire la propria tavola. Dal festoso sole siciliano al profilo del pupo, dal fico d’india a… , ogni variante grafica è portavoce del brand in una sintesi di grazia e gioia di vivere. Questa vivacità, squillante nei loghi “dipinti a mano”, si trasforma sul versante della parola in un claim che è un manifesto di passione siciliana

Pay off

La mission aziendale come dichiarazione d’amore

Come si scrive la “missione” di un’azienda? In poche righe, ragionando su origini, promessa, carattere del brand. Un po’ come logo e pay-off, anche la mission è un pilastro su cui si costruire la strategia di comunicazione. L’obiettivo è esprimere il cuore dell’azienda in una sintesi chiara, con una pennellata di originalità. Ecco la missione che abbiamo formulato per l’occasione:

Il nostro amore per Patti ci porterà in tutto il mondo con le ceramiche dipinte a mano che celebrano la primavera siciliana tutti i giorni dell’anno.

L’annual report del centenario Zegna

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L’annual report consolida l’identità del brand

Ogni primavera le imprese tirano le fila dell’anno precedente pubblicando nel bilancio i risultati dell’esercizio e l’andamento dell’attività. Oltre a fotografare l’operato in cifre, queste pubblicazioni possono diventare documenti importanti nella scansione delle strategie aziendali di cui, anno dopo anno, offrono una sintesi. Sfogliati uno dopo l’altro, rispecchiano l’evoluzione dell’azienda, in linea con il divenire culturale e sociale del suo mondo, o dei suoi mondi di riferimento. Anniversari come il centenario sono traguardi unici, da festeggiare con eventi e intense attività di comunicazione e ufficio stampa, per sottolineare la rilevanza storica e identitaria dell’impresa con diversi strumenti, tra cui anche l’annual report. Tra le varie edizioni che abbiamo curato per il Gruppo Zegna, c’è anche quella del centenario.

Zegna-annual-report-centenario

Dal briefing al progetto editoriale: la fase ideativa

L’annual report Zegna è per tradizione strutturato in due parti. La prima sezione, discorsiva e d’immagine, presenta gli highlights dell’anno – lanci, collezioni, eventi, aperture di boutique, iniziative di carattere benefico e politiche per la sostenibilità; la seconda sezione, finanziaria, è il vero e proprio bilancio, strutturato in cifre, grafici, colonne. Chiunque si appresti a lavorare a questo genere di prodotto, che richiede una cura meticolosa del dettaglio tanto nella grafica quanto nei testi, avrà bisogno dell’aiuto di un correttore di bozze professionista, per evitare l’incubo di eventuali refusi sui numeri.

La genesi di un prodotto editoriale per un marchio del lusso richiede mesi di lavoro. Nel caso dell’annual report del centenario Zegna, i primi incontri si sono svolti in autunno. Una volta definito il contesto celebrativo in cui si inseriva il nuovo annual report, abbiamo identificato gli obiettivi di comunicazione, i desiderata della proprietà e i concetti chiave che ogni pagina del volume, anche a colpo d’occhio, aveva il compito di esprimere.

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Dalla raccolta dei materiali all’impaginazione

Dopo un debriefing accurato, inizia la fase più analitica e ramificata del lavoro. Sono i giorni, spesso le settimane di raccolta, studio e selezione di materiali fotografici e documentali, in un confronto progressivo con le persone che custodiscono la memoria dell’impresa. Questo lavoro di approfondimento è indispensabile per disegnare il timone, mappa che rispecchia la struttura completa del volume, dalla copertina all’ultima pagina. Costruire – e aggiornare – il timone permette di verificare la completezza dei contenuti e la fluidità della sequenza. Saranno la scrittura dei testi, la composizione grafica, fotografica e l’impaginazione a trasformare lo schema in un oggetto parlante: un annual report arioso, pulito, fedele allo spirito del brand.

La sfida della produzione

Dopo l’approvazione del layout definitivo è il momento di organizzare la produzione, che è sempre delicatissima. Redigere il capitolato tecnico di un’edizione speciale, selezionare il tipografo più adatto, coordinare i passaggi di prestampa, stampa e confezionamento richiede grande esperienza e precise competenze tecnico-artistiche. Si tratta di scelte di responsabilità: la struttura e il team si confronteranno con aspettative di qualità altissime. Una volta preso fra le mani, l’annual report Zegna dovrà trasmettere con naturalezza sensazioni preziose, grazie all’uso sapiente degli inchiostri sulla carta più adatta, nell’alternarsi di vernici opache, lucide o satinate. Ogni doppia pagina vive di vita propria, come composizione a sé stante, ma non può prescindere dal collegamento con ciò che precede o segue, valorizzando ora il disegno di un tessuto di pregio, ora la trama di una borsa in pelle, ora il colpo di luce sul quadrante metallico di un orologio, ora lo scorcio del leggendario lanificio di Trivero, dove tutto ha avuto inizio.

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A volte queste produzioni sono così complesse che occorre un avviamento stampa dedicato persino per testare il colore della copertina, o la resa di immagini difficili da riprodurre. Una volta terminati i test e le messe a punto, si passa alla tiratura, solitamente tra le 500 e le 1000 copie. Il direttore artistico segue passo passo la lavorazione, per ottenere un prodotto che esprima l’eccellenza dell’alto artigianato industriale italiano, di cui il brand Ermenegildo Zegna è ambasciatore.

Tornare alle origini

A coronamento delle celebrazioni del centenario, l’annual report ha contribuito a mettere in luce presso i più importanti interlocutori del gruppo non solo le performance, ma anche la continuità dei valori e la profondità delle radici che, dal paesaggio prealpino dell’Oasi Zegna, hanno permesso all’impresa di avventurarsi verso nuove esperienze, crescere e prosperare nel mondo.

Altre edizioni

Chiara Morelli
Alessandro Barbero
Emilio Marengo
Emilio Marengo
Emilio Marengo

Una raccolta di racconti

Arte, viaggio e memoria nella narrativa dei gioielli Mattioli

Era il primo, forse il secondo incontro con Licia Mattioli – anima del brand che porta il suo nome – quando ci raccontò delle balie napoletane, che tenendo fra le braccia i lattanti facevano tintinnare catenine d’oro e medagliette per intrattenerli, incantarli, e addormentarli con quella sottile danza di luci e di suoni. Da questa suggestione affiorava l’idea di una linea di sautoir da indossare in due, tre giri, per creare un movimento e un effetto sonoro come di sonagli.

I gioielli Mattioli sono così, nascono ciascuno da una storia.

“Ho storie da raccontare” fu il briefing: niente di meglio per chiunque lavori con immagini e parole. Iniziò così il nostro viaggio nel mondo Mattioli. Ne esplorammo ogni angolo, ogni paesaggio, alla ricerca di sintesi capaci di esprimere la ricchezza della collezione: ogni linea un claim, un racconto, un pittogramma. Un servizio fotografico.

Il modo migliore per entrare nel gioco narrativo è comporre tavole iconografiche a tema – i mood board – abbinando visual raccolti da siti, libri, riviste, film o altre fonti ancora. Un mood board è una sorta di scenario: evoca il mondo di valori e l’identità profonda di un prodotto, di una linea, di un brand ed è un reattivo emozionale che facilita il dialogo con il cliente e l’allineamento sugli obiettivi di comunicazione.

Mille e una storia

Puzzle, Tibet, Aspis, Cacao, Yin Yang e così via. I nomi sono tanti. Ciascuno è la chiave di un’idea di linea, di un’ispirazione visibile nel disegno, o nella natura del materiale accostato all’oro e alle gemme, in abbinamenti inaspettati: madreperle, legni, resine, smalti, pietre vulcaniche, pietre dure in pasta.

Puzzle per esempio, linea iconica Mattioli, trae spunto dalle sculture cinetiche di Alexander Calder. In una rilettura giocosa dei Mobiles l’elemento del trapezio irregolare con gli angoli smussati è la cifra di una collezione dove lo stesso gioiello muta a seconda dell’outfit o dell’umore del giorno. Basta sostituire e combinare fra loro madreperle di colori diversi, o pavé di diamanti, componendo parure mutevoli che citano il decorativismo e il senso di libertà degli anni ’70.

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Le storie Mattioli sono memorie, sogni, suggestioni di viaggio, richiami al mondo dell’arte. Le abbiamo raccontate anche nel cuore della gioielleria, per aggiunge valore al momento dell’acquisto.

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Claim, testi, icone: quando l’architettura dell’informazione dà ordine alla varietà

Per il catalogo tecnico, Mattioli fece una scelta preziosa: un volume a tiratura limitata, dalla produzione artigianale complessa e curatissima.
Utile agli agenti e ai gioiellieri, il book è figlio di un’architettura rigorosa, dove elementi ordinati e ricorrenti, come gli archi di un colonnato, semplificano l’orientamento nella moltitudine di varianti, codici e materiali proposti per ogni gioiello.

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Mattioli catalogo trade interno

Tibet. Di madre in figlia.
Ogni giro un anno di felicità con il proprio marito: il filo ruota senza inizio nè fine, simbolo della circolarità della vita. Trasmesso di madre in figlia prima delle nozze, in qualsiasi materia, anche la più semplice, l’anello della tradizione himalayana è una storia vera reinterpretata nell’oro da Licia Mattioli, che l’ha chiamato Tibet e ha esteso il tema del filo a una poetica parure. Tibet è augurio di bene, di prosperità, e insieme invito alla meditazione sul divenire delle cose, che rende prezioso ogni istante.

Un esempio di storytelling che abbiamo particolarmente a cuore è quello dedicato alla poetica linea Tibet.

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Un sistema di icone sintetizza il segno caratteristico di ogni linea per facilitare il riconoscimento e la selezione dei pezzi al momento degli ordini.

Gioielli come dragées: quando le foto fanno gola

Nell’estetica Mattioli il gioiello è gioia.

Chiara, opalina, luminosa, la prinite bombata del cocktail ring Saturno, ispirato al più bello dei pianeti, pare un bonbon, circondato dalla sua corona di ametiste. La stessa godibilità della materia si ritrova nelle forme lisce, stilizzate, lavorate in onice nera che sembra liquerizia o in kogolong bianco che pare un confetto; o ancora, l’opulente maglia Cacao in oro cioccolato, è così morbida alla vista che vien voglia di toccarla. Sapiente lavoro di luci, messe a fuoco, composizione: l’art direction degli still life Mattioli offre una visione coerente che traspare da ogni prodotto: il lusso è una promessa di piacere, ogni scatto un manifesto di sensualità.

Mattioli art direction foto

Studiare in un mondo che cambia

Chiara Morelli
Alessandro Barbero
Emilio Marengo
Annalisa Ciocchetti

Il contesto del 2020

Dalla scuola elementare alle lauree magistrali, in questo strano, anomalo 2020 studentesse, studenti e docenti hanno compiuto uno sforzo immenso.

Lo scenario del distanziamento ha cambiato tutte le regole del gioco, in fretta e senza chiedere permesso. Adattarsi non è stato facile. Ma è stato possibile, per tutti i gradi dell’istruzione.

A pochi mesi di distanza, tiriamo le fila dell’esperienza del confinamento, mantenendo alta l’attenzione per fare in modo che non si ripeta. Manca ancora il senso prospettico della storia, per comprendere in profondità ciò che abbiamo vissuto. Di certo abbiamo imparato qualcosa di buono anche da questo tempo: ciò che è essenziale al nostro benessere rispetto a ciò che è accessorio, per esempio.

Una campagna di orientamento per le matricole

Abbiamo dedicato mesi di lavoro intenso proprio al mondo dello studio, in particolare dell’università.

I ragazzi in formazione, con i loro docenti, sono al centro della campagna di orientamento Studiare in un mondo che cambia, ideata per UPO Università del Piemonte Orientale. L’iniziativa offre alle matricole 2020/21 una panoramica completa dei corsi dell’UPO, mettendo in luce le qualità e peculiarità dell’ateneo.

I post e gli annunci sponsorizzati su Instagram e Facebook, il canale Upo perché su YouTube e gli annunci Google Ads hanno coperto la stagione estiva da luglio a settembre. Annunci stampa su quotidiani e riviste, totem nei punti nevralgici delle città del nord ovest e comunicati radio su emittenti locali e nazionali completano la pianificazione.

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Studenti e docenti protagonisti di 39 videoclip

In un tempo così pieno di incertezza, vulnerabilità e necessità di adattamento, abbiamo scelto di raccontare l’università attraverso ciò che ha di più prezioso: l’energia vitale degli studenti e la passione dei docenti.

Insieme, questi due elementi rappresentano un potenziale formidabile per disegnare il futuro e trasmettere quel senso di fiducia, creatività e possibilismo di cui abbiamo bisogno oggi, nel presente. Un capitale per l’intera comunità. Perché è nell’incontro fra persone che amano le medesime cose – la struttura di una molecola, il verso di un poeta medievale, l’esplorazione dello spazio dal punto di vista del diritto, o qualunque altro aspetto del mondo e della vita – che la passione si trasforma in conoscenza, e diventa patrimonio di tutti.

Per la campagna Studiare in un mondo che cambia abbiamo ideato e prodotto 39 videoclip, la guida dello studente Upo per te e un kit di annunci per accedere alle 4 landing page che presentano l’offerta formativa per macro-aree disciplinari: studi umanistici, studi economico-giuridico-sociali, scienze e tecnologia, medicina e lauree della salute.

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Il format della campagna

Il format della campagna è semplice: Che cosa rende speciale questo corso? Quali sbocchi offre? Perché dovrei iscrivermi qui? Sono queste le domande che si pongono i neodiplomati prima di scegliere il percorso di studi superiori: le stesse domande che otto giovani dell’UPO, tra studentesse e studenti, rivolgono ai propri docenti.
Ciascuno di loro ha 90” a disposizione per rispondere.

Il taglio giornalistico della campagna sottolinea l’attualità della didattica e della ricerca e lo spirito contemporaneo dell’UPO, in un fertile, ininterrotto scambio tra ateneo e società.

UPO per te, la guida dello studente

Per presentare l’offerta formativa e i servizi dedicati agli studenti sulle pagine della guida UPO per te, l’ateneo ha scelto un tono di voce quasi parlato, sempre inclusivo.

In linea con l’impronta della campagna, il messaggio introduttivo del rettore è espresso sotto forma di intervista. A seguire, anche la vetrina dei corsi, organizzati per aree disciplinari, opta per un registro fresco e naturale.

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